Amaranto

Alimentazione senza glutine

L’approccio ad un’alimentazione vegana può avvenire per diversi motivi, tra cui l’etica e la salute.
Quasi tutte le persone che passano ad un’alimentazione vegana, però, indipendentemente dal motivo che li ha spinti a tale scelta, traggono degli innegabili benefici a livello di salute.
Verificare e sperimentare il miglioramento su di sé è un ottimo motivo per continuare nella ricerca del benessere: è stupefacente vivere il proprio corpo in maniera diversa, sentendosi più sereni e più energici.
Improvvisamente non sussistono più i preconcetti sul proprio stile di vita, come i “mi viene sonno dopo pranzo”, o “alla mattina non riesco ad alzarmi” o “la frutta mi gonfia” e tutti i limiti che abbiamo sempre creduto di avere ed effettivamente vissuto.
Ognuno dovrebbe seguire un’alimentazione così come richiede il proprio corpo: concentrarsi su ciò che si mangia, sulle sensazioni, sui desideri, sulle conseguenze.
Così, molti vegani, dopo appunto aver provato sulla propria pelle il cambiamento, e la maggiore consapevolezza che spesso ne deriva, apportano altri cambiamenti alimentari, decidendo di includere od escludere determinati alimenti.
Un cambiamento che spesso avviene è quello dell’eliminazione del glutine.
Il glutine è, in breve, la parte proteica dei cereali. Qualora qualcuno fosse curioso di vederlo, basta guardare il seitan: il seitan è glutine cotto con salsa di soia (che gli dà il colore marrone) ed altri insaporitori.
Normalmente il glutine non si vede, è come una polvere magica che rende collosi gli impasti. Non a caso da bambini facevamo la colla con acqua e farina. :)
Purtroppo, questa colla si forma anche all’interno del nostro apparato digerente, creando una sorta di pellicola sull’intestino, rendendolo meno ricettivo nei confronti dei nutrienti.
Questa cosa succede a tutti, ma vi sono categorie di persone che, vegane o meno, hanno una intolleranza particolare: questa condizione è detta celiachia e, secondo le stime dell’Associazione Italiana Celiachia, ne soffre una persona su 100.
Adottare un’alimentazione senza glutine è quindi fondamentale e necessaria per i soggetti con celiachia conclamata, ma comunque salutare anche per coloro i quali non soffrono di questa patologia.
Il tennista Novak Djokovic ha pubblicato nel 2014 un libro in cui testimonia come l’esclusione del glutine (oltre ad altri cambiamenti a livello alimentare) gli abbia permesso di avere più energia e diventare il campione che tutti noi conosciamo.
Al contrario di quanto si pensi, alimentarsi (e soprattutto nutrirsi) senza glutine non è difficile.
Sebbene il glutine sia contenuto in tutti i cereali più diffusi, tra cui frumento, orzo, farro, kamut, e quindi nella maggior parte degli alimenti che si trovano con regolarità sulle tavole degli italiani, tra cui pane, pizza e pasta, non è così difficile trovare le alternative senza glutine.
Vi sono infatti 8 tra cereali e semicerali che non contengono naturalmente glutine.
In primis, il riso. Il riso è un cereale molto diffuso che presenta numerosi vantaggi rispetto al frumento (con cui è fatta la pasta, ad esempio): contiene molto amido, quindi, assorbendo molta acqua in cottura, a parità di peso da secco crea una maggiore sensazione di sazietà. Inoltre, per citare un altro dei vantaggi, è più digeribile, quindi non crea sonnolenza dopo i pasti. Il mio consiglio è sempre quello di sciacquarlo bene prima della cottura, cuocerlo a vapore o bollito e poi sciacquarlo di nuovo: la tecnica di cottura del risotto, infatti, permette all’amido di continuare la sua azione di assorbimento dei liquidi anche una volta all’interno dello stomaco, dando presto sete e conseguente sensazione di gonfiore.
Mais: ha svariati usi in cucina così come in cosmetica. Basti pensare a corn flakes, pop corn, amido di mais, olio di mais, polenta per rendersi conto del potenziale di questo cereale.
Grano saraceno: a dispetto del nome, il grano saraceno è una pianta erbacea, ricca di ferro, zinco e selenio. Il grano saraceno, altrimenti conosciuto come grano nero, è molto presente nella cucina tipica italiana: è alla base, infatti, dei pizzoccheri e delle manfrigole, piatti tipici Valtellinesi, ma anche della polenta taragna.
Quinoa: è una pianta di origine sudamericana, della stessa famiglia degli spinaci e della barbabietola. Può essere utilizzata fredda per fare delle gustose insalate, o aggiunta a creme e passati. La quinoa va sciacquata prima della cottura, e quando è pronta presenta dei cerchietti più chiari intorno.
Amaranto: il suo nome è quello del colore delle sue spighe, talmente belle che spesso viene coltivato a scopo ornamentale. Va cotto in una quantità d’acqua pari a 3 volte il suo peso, per circa 30/40 minuti, ma andrebbe cotto in combinazione con altri cereali perché tende ad agglomerarsi e creare una massa gelatinosa. L’amaranto, oltre al mais, è l’unico cereale con cui si possono fare i pop corn! :)
Miglio: usato molto nella cucina macrobiotica, ha lo stesso apporto proteico del grano. Ricco in silicio, che stimola la produzione della cheratina, si rivela alleato della salute di pelle, capelli, denti ed unghie. Come insegnano nella cucina macrobiotica, per non perdere le proprietà del cereale, si consiglia la cottura facendo assorbire tutta l’acqua, con una dose di acqua doppia rispetto al peso del cereale.
Teff: è il cereale più piccolo del mondo, originario dell’Etiopia, ricco in fibre, magnesio, potassio, calcio e ferro. Può essere bianco, più pregiato, o rosso, che danno origine a farine integrali, dal momento che non si possono separare le parti del chicco. La farina può essere miscelata ad altre per preparare panificati (il pane eritreo injera è a base di farina di teff), usata come addensante in minestre e zuppe oppure ancora aggiunta a verdure per preparare delle polpette.

Mangiare senza glutine, quindi, non è una privazione, ma una scelta. Una scelta che può essere fatta in tutta serenità, in armonia con il proprio percorso ed il proprio sentire, con la consapevolezza che l’offerta di cibo è ampia e variegata.
Spesso dico che “togliendo” un alimento ci si trova costretti a cercare delle alternative, e va a finire che le alternative sono molte di più dell’alimento che si è escluso… un bel guadagno, no?

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